Attraversare il bardo
Ne avete mai sentito parlare?
Il bardo è una linea di confine, è un portale su un luogo misterioso da cui nessuno viaggiatore ritorna.

Il bardo è spesso associato alla morte corporale, ma è anche un luogo metafisico, un passaggio psichico da uno stato di coscienza ad uno nuovo.
Attraversare il bardo richiede uno stato di grande presenza, una coscienza espansa, capace di arrendersi e fluire verso l’ignoto, abbassare le difese, accogliere la scomodità del non avere punti di riferimento, stampelle o appoggi.

La resa è un elemento determinante, perché finché non siamo in grado di abbassare le difese che reggono la struttura egoica più esterna, cosiddetta corazza, il corpo fisico e il corpo psichico restano nella struttura consueta. La resa è possibile solo quando usciamo dal circolo vizioso del conosciuto, della nostra ruota personale, degli automatismi, dei film che hanno fatto da schema ripetendosi nella nostra vita passata. Attraversare il bardo richiede la resa.La resa ci permette di attraversare il bardo a cuore leggero, morbidamente, con fiducia, integri, liberi.

Nella fase di attraversamento del bardo siamo senza dubbio molto vulnerabili, perché stiamo cambiando pelle, e nel cambiare pelle restiamo per un tempo a vene scoperte.
Ma ci rende anche molto forti, nell’ Essenza, nella Coscienza più pura, libera ed espansa.

Nella fase successiva, come una farfalla che esce dal bozzolo, sarà possibile vedere e sentire un movimento miracoloso, nuovi colori, nuova luce, nuovo corpo, un corpo di luce, leggero, che esiste su un piano differente dal corpo di dolore, pur essendo sempre della stessa anima. È un corpo evoluto, che vibra ad un’ ottava più alta.

Questo passaggio è connaturato ad ogni processo, ad ogni ciclo nella natura della vita.
Ogni passaggio, ogni passaggio importante, è un’andata senza ritorno, è attraversare un bardo, è mollare la zavorra, è lasciar cadere un sacchetto di sabbia dalla mongolfiera, per andare più su.

Dott.ssa Dunya Eleonora Di Federico Psicosomatica & Ecopsicologia
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